Salvare il pianeta per salvare noi stessi. La Fondazione Asso.Safe ha deciso di finanziare un importante iniziativa contro l’utilizzo della plastica: 15.000 bicchieri e 20.000 cannucce che verranno utilizzate nella manifestazione de “I Navigli 2019” nel Comune di Padova. Una scelta dettata dalla volontà di trasmettere un messaggio nuovo e di rispetto verso l’ambiente che ci circonda.

Non molto tempo fa, su canale 5 proiettavano una pubblicità in cui Paolo Bonolis e Luca Laurenti, facevano vedere il futuro dell’uomo immerso completamente in desolante panorama fatto di immondizia. Le sensazioni che ha tirato fuori questo sketch dal mio subcoscio, ha fatto crescere in me un profondo senso di disagio.

Com’è possibile che l’umanità terrestre sia arrivata a questo punto? È un processo irreversibile o c’è qualche possibilità? Cosa si può fare davanti ad un pericolo che incombe nella vita di ciascun essere vivente?

E così ragionando e pensando, il fantasma del cataclisma entra nella mia mente, in tutta la sua grandezza e con tutta la sua potenza, facendo affiorare una parte ancestrale di me e un sentimento di paura, che non sono più riuscita a scrollarmi di dosso.

E qui non si tratta di guardare o di raccontare una storia da diversi punti di vista. Probabilmente qualcuno dirà che sono sguardi che non hanno presunzione di oggettività, ma non per questo meno lontani dalla verità.

Ci stiamo condannando ad una “pena di morte viva”, annullando qualsiasi possibilità di futuro. E a dipanare qualsiasi dubbio, il 31 marzo, di quest’anno è arrivato il capodoglio morto, nella cui pancia sono stati trovati un feto e ben 22 kg di plastica.

E non è morto per mano della Divina Provvidenza, ma perché abbiamo riempito anche i mari e gli oceani di distese inerti di plastica. La plastica è il più potente veleno che sta distruggendo la terra, le acque, l’aria, intossica animali e vegetali, entra nella catena alimentare, finisce nel cibo che mangiamo e nell’acqua che beviamo. Ed è inevitabile che il numero di morti a causa di malattie da questo generate, sia irreversibile.

Il capodoglio trovato morto in Sardegna è stato certamente un potente segnale, un evento che ha scioccato la vita di molti.

Per questa ragione quando Federico Contin, patron dei Navigli di Padova, il tradizionale spazio di aggregazione a due passi dal Portello, ci ha parlato del suo ambizioso progetto, non abbiamo esitato.

L’idea di Contin, e dei titolari dei dieci chioschi del Naviglio, è quella di sostituire i bicchieri di plastica e le cannucce, con altri realizzati con prodotti biodegradabili.

L’idea progettuale, alla Fondazione, è piaciuta moltissimo, e così abbiamo deciso di finanziare l’acquisto di 15.000 bicchieri e 20.000 cannucce biodegradabili.

Come per altre idee progettuali, anche per il NO MORE PLASTIC è stata seguita la medesima modalità di valutazione, ed in primis, ci siamo soffermati sull’analizzare quanto questo progetto rispettasse l’idea di progettazione partecipata.

E la rispetta eccome! Coinvolge i titolari dei bar, coinvolge l’istituzione comunale, la regione, e ancor di più, e non da ultimo, i fruitori.

Educare, o meglio rieducare i ragazzi (i fruitori di solito sono ragazzi) al rispetto dell’ambiente e renderli consapevoli che il loro comportamento possa avere un impatto devastante sia sull’ecosistema, ma anche sulla vita di tutti, è nostro dovere.

L’atto educativo, nelle idee progettuali, diventa un elemento essenziale e cruciale, perché sottolinea un impegno al cambiamento.

Viviamo in una realtà che ci ha abituato a scorgere gli aspetti negativi del mondo che abitiamo e, se da un lato veniamo incoraggiati a non lamentarci di ciò che accade intorno a noi, dall’altro ad assumercene la Responsabilità.

È necessario capire che i cambiamenti si sviluppano a tre livelli: il primo avviene dentro noi stessi, e qui abbiamo il controllo totale (o almeno è quello che ci auspichiamo), il secondo nei pensieri e nei comportamenti degli altri, sui quali non possiamo avere alcun controllo, ma probabilmente possiamo influenzare, e terzo sul grande mondo esterno, sul quale non abbiamo alcun controllo e nessuna influenza (almeno non nell’immediato).

Per gestire, o meglio, controllare un cambiamento non c’è un processo universalmente definito e riconosciuto, ma è necessario partire e confrontarsi con i cambiamenti più “vicini” affinché si possa auspicare in un cambiamento “globale”.

Il primo grande scoglio da dover superare è la grande diffidenza!

Proprio quello che è accaduto con i bicchieri e le cannucce bio. A prima vista, sembrano essere identici a quelli in plastica, ma in realtà sono prodotti biodegradabili, che sono stati sostituiti a quelli in plastica.

È un progetto ambizioso, che è appena all’inizio, e ne siamo consapevoli, si scontrerà con la resistenza al cambiamento di molti, ma è necessaria una presa di posizione forte, che ci faccia uscire dalla paralisi in cui stiamo stagnando e che sta scrivendo una condanna a morte per noi, ma soprattutto per le generazioni avvenire.

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