giovedì, febbraio 21, 2019
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Quanto vale una vita?

La televisione ci propone quotidianamente le immagini dei disperati che entrano nel nostro paese. Se da una parte vi sono forti resistenze dettate da una più o meno giustificata paura nei confronti del nuovo e del diverso dall’altra emerge il lato “umano” che ci contraddistingue e che non può rimanere indifferente alla sofferenza di uomini e donne che lasciano alle spalle tutta la loro vita, rischiando anche di morire, per vivere in una società migliore e più libera.

Servizi che vengono mandati in onda per informare, voci e volti di uomini, donne e bambini che entrano nelle nostre case, per raccontarci le loro storie, per metterci davanti agli occhi una realtà che a dispetto di quanto pensavamo, viene narrata parallelamente al fluire delle nostre vite.

Non abbiamo scelto in quale paese nascere, non abbiamo scelto i nostri genitori, ma scegliamo tutti i giorni in maniera pregiudizievole, di giudicare.

Già, giudizio e pregiudizio, ignoranza ed arroganza, questi gli stracci che amiamo indossare. E non è uno scherzo, carnevale qui non centra! Graniticamente osserviamo vite che si spezzano, persone (donne, uomini e bambini) lasciate annegare, perché? Sono colpevoli di non essere nati nel nostro paese.

“Se rimangono a casa loro non annegano di certo” così asseriscono molti. Ma qual è la ragione che spinge queste Persone ad affrontare la tragedia più grande della loro vita? Qual’ è la ragione che spinge una madre ed un padre a mettere il proprio figlio su un barcone, esponendolo alle intemperie, alla fame, al freddo, e forse anche alla morte? Perché come diceva Goethe “nella vita solo se si è pronti a considerare possibile l’impossibile si è in grado di scoprire qualcosa di nuovo”. Una vita migliore, normale che sopraggiunga alla fame, al dolore, alla morte, alla disperazione, alle malattie, questo è il nuovo che questa gente vuole scoprire. Se fossi al posto di quei genitori farei la stessa cosa. Ma loro non sono noi, loro sono “negri”, sono diversi, sono delinquenti, sono spacciatori, sono parassiti da mantenere! Dove siamo finiti? Nell’anticamera della psicosi. A nessuno viene in mente, però di raccontare di quante persone, “negre” lavorino incessantemente, a costo della deumanizzazione, anche per più di 14 ore al giorno per pochi euro, nessuno racconta di “negri” che restituiscono qualcosa che hanno trovato, soldi che a loro avrebbero fatto comodo, nessuno racconta dei gesti di umanità estrema da parte di questi Esseri umani.

Ci adoperiamo per insegnare ai nostri ragazzi, di riconoscere nella diversità un tratto distintivo della persona, che la rende unica, speciale, normale. Spieghiamo loro cosa significhi empatia, ma tanto nessuno mai si mette “nei panni dell’altro”, perché io non vivo di fatto in quella condizione.

Ma in un paese che si dice evoluto, come il nostro, e in un paese che parla di globalizzazione, di inclusione sociale, del popolo, ci troviamo ad avere un riferimento governativo che punta all’emarginazione, all’esclusione ed inevitabilmente alla morte. Ci raccontiamo della necessità di essere competenti, di formare giovani in grado di poter rispondere alle evoluzioni del mercato…. E poi? Il commissario rappresentante dell’Italia all’Unesco è Lino Banfi.

Molti si sono stupiti, ma tutto è in continuità con il grande circo della deprivazione culturale, sociale ed emotiva che da anni mette in scena la parte più squallida e consentitemi vergognosa dell’Italia.

Lino Banfi ha dichiarato di non avere alcuna competenza per il ruolo che gli è stato assegnato, ma il suo scopo è quello di portare ovunque un sorriso.

In effetti quello che abbiamo imparato bene a fare è ridere, anche davanti alle tragedie!

 

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