Il ruolo del R.S.P.P. in un’ottica sistemica: allarghiamo i confini

Il ruolo dell’R.S.P.P. è fondamentale sia per il Datore di Lavoro che per i dipendenti. Trovare un equilibrio tra le esigenze dell’azienda e gli obblighi di legge è fondamentale per poter preservare sia la continuità lavorativa che la necessità di rendere sicura l’azienda. Ce ne parla Fabio Giaggio, consulente e formatore di Top Safety, che svolge il ruolo di R.S.P.P. Esterno e formatore da diversi anni nel nord-est.

Parto da una considerazione: siamo degli esseri pseudo evoluti che faticano notevolmente ad adattarsi ai cambiamenti che noi stessi generiamo. Basti pensare alla difficoltà nell’approccio al cambiamento rispetto l’assolutamente rapido avanzare tecnologico.

Non riusciamo a digerire in modo costruttivo e profondo le nostre stesse scoperte, ad esempio non conosciamo come comportarci correttamente a livello educativo, le utilizziamo per motivi futili, spesso finiscono per essere legate a dipendenze o utilizzi deprecabili.

E proprio di fronte all’evidente trasformazione tecnologica della nostra vita quotidiana il mondo delle organizzazioni del lavoro persiste, in massima parte, a mantenere le antiche strutture lineari tayloristiche, elevati livelli gerarchici, compiti e procedure vincolate, linee produttive monotone e ripetitive.

Occupandomi dell’analisi, per onere e onore lavorativo, di un largo numero di aziende differenti, sia dall’ottica datoriale, che dei lavoratori, riscontro numerose difficoltà le quali non esaminerò in questo articolo, ma che vanno dall’elevato costo del lavoro, ai mancati pagamenti, alla sensazione (e talvolta non solo sensazione) della perdita dei diritti di lavoratore.

Le mie considerazioni comunque partono dall’osservazione di come si reagisce alle suddette difficoltà. Ci si comporta come se ci fossero due interessi totalmente separati: soggettivo (individuale), e oggettivo (condivisibile) non essendo pienamente consci delle situazioni in cui versa quella che viene considerata la controparte.

Errore molto grave è rappresentato dal non considerare tra le strategie preventive di riduzione del danno il considerare in via preliminare e principale il sistema gerarchico e comunicativo, la responsabilizzazione e la conseguente autonomia decisionale, la politica di gratifica (economica e non), la predisposizione all’ascolto, i preconcetti insiti in ogni attore, in modo da poter comprendere il sistema relazionale aziendale.

Il pensiero sistemico applicato ai processi produttivi, cosciente delle difficoltà prodotte dai cambiamenti culturali, promuove e produce un riordino delle materie riguardanti la sicurezza e salute sul lavoro a livello comunitario.

La “ratio legis” quindi non è più una serie di azioni od omissioni da imporre ma un impegno teso a costruire un sistema (un gruppo di persone) adibito a tenere sotto controllo ogni rischio presente nel processo produttivo, a partire non da dati oggettivi validi per tutti i differenti contesti ma dalla valutazione specifica del proprio processo produttivo inteso come un mondo particolare e specifico, dinamico e in continua evoluzione, sempre diverso e vivo.

Ciò che non viene considerato è che molto più spesso di quanto siamo convinti infatti il problema non risiede assolutamente nell’individuo, ma nel sistema in cui l’individuo opera. Trovo infatti che “collaborare sia lavorare insieme con le nostre competenze, i nostri valori, le nostre responsabilità rispettive e anche i nostri limiti, sapendo che non ci sono delle verità nell’educazione ma solamente un processo di prove ed errori nel quale si può camminare insieme e crescere.” (G.Ausloos)

È necessario disintegrare quella rigidità che non ci permette di interpretare correttamente quella che io reputo essere la realtà, cioè l’individuazione del benessere aziendale come interesse comune, superando le distanze tra i punti di vista, gestendo correttamente le risorse, valorizzando le differenze individuali. Riassumendo si può dire che è indispensabile governare il contesto, ovvero l’insieme delle condizioni fisiche, ambientali, relazionali, storiche, valoriali all’interno del quale si deve organizzare l’evento comunicativo-relazionale.

Il Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione attraverso quel processo chiamato formazione che troppo spesso viene considerato esclusivamente un peso da evitare, attraverso la valutazione dei rischi, è la figura cardine per la promozione di questo processo di cambiamento, ovvero quello di liberarsi dai vincoli di copione che spinge datori di lavoro e lavoratori a far ragionamenti di classe.

Bisogna per questo essere in grado di analizzare bene la situazione in cui si opera e evitare standardizzazioni eccessive nell’approccio ad ambienti diversi, quindi prima ancora di individuare gli obiettivi operativi l’RSPP si dovrà concentrare sull’analisi delle relazioni e degli elementi contestuali e dei ruoli presenti al momento dei primi incontri con l’azienda. Solo dopo potrà scegliere e precisare le modalità operative comuni e specifiche in funzione degli obiettivi stessi e nel rispetto del ruolo reale di ogni partecipante (includendo verifiche e feedback ad ogni gruppo di attori).

Ancora una volta mi trovo dunque a ribadire che il ruolo del RSPP è in questo senso quello di indirizzare alla cultura della sicurezza, avendo piena padronanza della legislazione in materia di sicurezza, a cominciare dall’obbligo di redazione di un buon DVR stress da lavoro correlato, sensibilizzando riguardo l’importanza del raggiungere una buona trasparenza comunicativa.

Essere trasparenti produce un circolo virtuoso che parte dalla trasparenza aziendale, passa per la felicità dei dipendenti, per arrivare ad una migliore capacità di business. La parte più interessante è che per promuovere la trasparenza sul lavoro i costi sono realmente bassi. Infatti non c’è bisogno di una particolare struttura o di tecnologie all’avanguardia. Basta modificare le procedure comunicative aziendali, considerare il proprio cliente interno come il primo destinatario delle comunicazioni e abituarsi a condividere con tutti le attività, i progetti e i risultati.

Solo attraverso questa prima azione potranno risultare pienamente efficaci gli interventi tesi a ad abbattere il danno fisico, garantendo partecipazione di tutti gli attori aziendali alla rincorsa dell’obiettivo comune, il bene dell’azienda, meno infortuni, più tutele, miglior servizio fornito, maggior produttività.

Dott. Fabio Giaggio

R.SP.P. Esterno di Top Safety S.r.l.s.

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