lunedì, dicembre 11, 2017
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La nuova disciplina delle terre da scavo

A cura di Dott. Bernardino Albertazzi – Studio Albertazzi Consulenze Legali Ambiente

Il Dott. Bernardino Albertazzi, esperto in consulenze legali nel settore ambientale,  descrive e approfondisce la nuova disciplina delle terre da scavo aggiornato attraverso il nuovo D.P.R. del 13 Giugno 2017 n.120.

Il 22 agosto 2017 è entrato in vigore (essendo stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.183 del 07-08-2017) il  DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 13 giugno 2017, n. 120  “Regolamento recante la disciplina semplificata della gestione delle terre e rocce da scavo” . Esso si compone di 31 articoli, suddivisi in 6 Titoli,  e di 10 Allegati. In particolare il Titolo II “TERRE E ROCCE DA SCAVO CHE SODDISFANO LA DEFINIZIONE DI SOTTOPRODOTTO” è composto da 4 Capi rispettivamente: “Disposizioni comuni, Terre e rocce da scavo prodotte in cantieri di grandi dimensioni, Terre e rocce da scavo prodotte in cantieri di piccole dimensioni, Terre e rocce da scavo prodotte in cantieri di grandi dimensioni non sottoposti a VIA e AIA”.

Il nuovo DPR ha adottato le disposizioni  di  riordino  e  di  semplificazione  della  disciplina inerente la gestione delle terre e rocce da  scavo,    ai   sensi dell’articolo  8  della  legge 11 novembre 2014, n.  164, con  particolare riferimento:

  1. alla gestione delle terre e rocce da scavo  qualificate  come sottoprodotti,  ai   sensi   dell’articolo   184-bis,   del   decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, provenienti da cantieri di piccole dimensioni,  di  grandi  dimensioni  e  di  grandi   dimensioni   non assoggettati  a  VIA  o  a  AIA,  compresi  quelli finalizzati  alla costruzione o alla manutenzione di reti e infrastrutture;
  2. alla disciplina del deposito temporaneo delle terre e rocce da scavo qualificate rifiuti;
  3. all’utilizzo nel sito di produzione delle terre  e  rocce  da scavo escluse dalla disciplina dei rifiuti;
  4. alla gestione delle terre e rocce da scavo nei siti oggetto di bonifica.

ABROGAZIONI

Ai sensi dell’articolo 31 il nuovo DPR  ha abrogato :

  • il decreto del Ministro dell’ambiente 10 agosto 2012, n. 161 “Regolamento recante la disciplina dell’utilizzazione delle terre e  rocce  da  scavo”, che risultava applicabile solo alle terre  e  rocce  da  scavo   da attività  o  opere  soggette  a  valutazione d’impatto  ambientale   o   ad   autorizzazione   integrata ambientale;
  • l’articolo 184-bis, comma 2-bis, del  decreto  legislativo 152/2006 e s.m.;
  • gli articoli 41, comma 2 e 41-bis del decreto-legge 21 giugno2013, n. 69, convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  9  agosto 2013, n. 98, che risultava applicabile solo alle terre  e  rocce  da  scavo  provenienti da cantieri di piccole dimensioni, come definiti  dall’art. 266, comma 7, del decreto legislativo  aprile 2006, n. 152.

Il nuovo DPR non si applica: 1) ai rifiuti  provenienti  direttamente  dall’esecuzione  di interventi  di  demolizione  di  edifici   o   di   altri   manufatti preesistenti, la cui gestione è disciplinata ai sensi della Parte IV del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e 2) alle ipotesi disciplinate dall’articolo 109  (Immersione in mare di materiale derivante da attività di escavo e attività di posa in mare di  cavi  e  condotte)  del medesimo  decreto.

LA DISCIPLINA TRANSITORIA

L’articolo 27 del DPR ha stabilito che tutti i  piani  e  i  progetti  di  utilizzo  già  approvati   prima della sua entrata in vigore (cioè prima del 22 agosto 2017)  restano  disciplinati dalla relativa normativa previgente, che si applica anche a tutte  le modifiche  e  agli  aggiornamenti  dei  suddetti  piani  e   progetti intervenuti  successivamente  all’entrata  in  vigore  del   nuovo DPR.  Esso dispone che  i materiali (così denominati nel DM 161) già esistenti , sono  considerati  a tutti gli effetti sottoprodotti e legittimamente allocati nei siti di destinazione : a)  qualora siano   riconducibili   alla definizione di cui all’articolo 2, comma 1, lettera c), del  nuovo  DPR, e b) qualora siano stati  utilizzati  e  gestiti  in  conformità  ai  progetti  di utilizzo approvati ai sensi dell’articolo 186 “Terre e rocce da scavo”  del Dlgs 152/2006 (successivamente abrogato)  ovvero ai piani di utilizzo approvati ai sensi del DM Ambiente   10 agosto 2012,  n.  161. Quid iuris per i materiali a)  qualora non siano   riconducibili   alla definizione di cui all’articolo 2, comma 1, lettera c), del  nuovo  Regolamento, o b) qualora non siano stati  utilizzati  e  gestiti  in  conformità  ai  progetti  o piani di utilizzo approvati ai sensi delle norme di settore previgenti?  La domanda è legittima in quanto il campo di applicazione della nuova norma, cioè la nozione di “terre e rocce da  scavo” appare comunque più ristretto di quello delle norme abrogate . Dal tenore della norma si evince che i materiali che non possiedano le caratteristiche definite dal nuovo DPR dovrebbero essere considerati rifiuti e gestiti come tali dalla data di entrata in vigore del DPR.

Restano  inoltre    disciplinati    dalle    disposizioni previgenti i progetti per i quali  alla  data  del 22 agosto 2017  sia  in  corso  una  procedura  ai  sensi  della normativa   previgente. Per tali progetti è fatta comunque salva  la  facoltà di presentare, entro centottanta giorni  dal   22 agosto 2017 (cioè entro il 18 gennaio   2018),  il  piano  di  utilizzo  di  cui all’ articolo  9 o la dichiarazione di  cui  all’articolo  21  ai  fini dell’applicazione delle disposizioni del nuovo DPR. Le disposizioni contenute nell’articolo  24,  relative all’ “Utilizzo nel sito di produzione delle terre  e  rocce  escluse  dalla disciplina rifiuti” si  applicano,  su richiesta del proponente, anche alle procedure di  VIA  già  avviate purchè non sia già stato emanato il provvedimento finale. Infine viene affermato che  conservano validità  le  autorizzazioni  all’ utilizzo  in  sito delle terre e rocce da scavo rilasciate in approvazione dei  progetti di bonifica di cui all’articolo 242 del Dlgs  n. 152.

TERRE E ROCCE DA SCAVO ESCLUSE DALL’AMBITO DI APPLICAZIONE DELLA DISCIPLINA SUI RIFIUTI

L’articolo 24 del DPR disciplina l’ utilizzo nel sito di produzione delle terre  e  rocce  escluse  dalla disciplina rifiuti in quanto  conformi ai requisiti di cui all’articolo 185, comma 1,  lettera  c), ai sensi del quale l’esclusione riguarda “ il suolo non  contaminato  e  altro  materiale  allo  stato  naturale  escavato  nel  corso   di   attività   di costruzione, ove sia certo che esso verrà  riutilizzato  a fini di costruzione allo stato naturale e nello stesso sito  in cui è stato escavato”. Il DPR  dispone, conformemente al disposto del Dlgs 152/2006,  che tali terre  e  rocce  devono essere utilizzate  nel  sito  di  produzione e che, fermo  restando le  disposizioni  in materia  di  matrici  materiali  di  riporto, la  non  contaminazione  è  verificata  ai  sensi dell’allegato 4 (Procedure di caratterizzazione chimico-fisiche ) del nuovo DPR  .

Quest’ultima  disposizione non sembra applicativa delle norme di legge di cui all’articolo 185 cit., né dell’ art. 8 , della  legge  11  novembre  2014,  n.  164 cit., le quali  nulla dispongono a tale proposito. Essa   introduce un sostanziale appesantimento burocratico-procedurale (che comporterà un importante aumento dei costi) nella gestione delle terre  e  rocce  escluse  dalla disciplina rifiuti ai sensi dell’articolo 185, comma 1,  lettera  c), consistente nell’obbligo della caratterizzazione chimico-fisica per dimostrare il requisito della non contaminazione. Tale obbligo non sussisteva ai sensi delle norme previgenti e, lo si ribadisce, non sembra affatto necessario e sembra invece molto arbitrario in quanto, in molti casi,  ben si può provare la non contaminazione di un determinato sito producendo i dati tecnici delle attività di scavo o quelli storici del sito di scavo.

 

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