lunedì, dicembre 11, 2017
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Solo la coordinazione tra mezzi e uomini può limitare i danni in caso di incendio

A cura di Luciano Nigro – Presidente di Eurofen

IN CASO DI INCENDIO O EMERGENZA E’ FONDAMENTALE CHE TUTTI I SISTEMI SIANO IN GRADO DI FUNZIONARE CORRETTAMENTE DAI MEZZI AGLI ADDETTI ANTINCENDIO.

Nel corso degli ultimi 20 anni le opere relative all’incremento dei livelli di sicurezza antincendio hanno avuto, nel nostro paese, un netto miglioramento, grazie alla maggior conoscenza diffusa, alle procedure più dedicate alla dimostrazione delle prestazioni e, più recentemente, all’entrata in vigore del DPR 151. La gestione della sicurezza in genere e della sicurezza antincendio in particolare dovrà adesso assumere importanza via via maggiore, con il crescere la consapevolezza, negli operatori, della sua funzione essenziale per il conseguimento di un accettabile livello di sicurezza.

Negli anni scorsi un’intensa attività è stata dedicata, da tutti gli operatori, al miglioramento del processo di realizzazione di quelle che possiamo definire come “le opere” finalizzate al conseguimento di un certo livello di sicurezza antincendio di un insediamento. Con il termine opere intendiamo le realizzazioni umane in generale e quindi esse includono le strutture, le finiture, gli elementi di separazione e compartimentazione, ma anche gl’impianti ed i sistemi di controllo ed informazione in genere, aventi finalità di miglioramento dei livelli di sicurezza antincendio. Non esistono più realizzazioni in questo campo che non siano svolte “in osservanza” ad una normativa tecnica riconosciuta (nazionale, europea od internazionale che sia), non si pone il problema della messa in opera di una struttura o di un impianto “ad muzzum” come prima accadeva, e soprattutto le opere sono tutte corredate di documentazioni e certificazioni di rispondenza o conformità la cui diffusione è ormai generalizzata.

Certo si dirà, questo è vero in un mondo ideale, perché ancora oggi in tanti casi la ricerca della “famigerata documentazione“ per la presentazione della SCIA, ad esempio, può rappresentare per molti professionisti del settore antincendio un percorso lungo ed irto di ostacoli. Ma quello che si vuole dire è che la consapevolezza della necessità di aderenza ad una norma tecnica riconosciuta nella realizzazione e la necessità di documentare e certificare quello che si realizza è ormai condivisa, sebbene poi ci siano quelli che non lo fanno, pensando così di essere più “bravi” degli altri, come purtroppo accade sin troppo spesso per il rispetto delle regole nel nostro paese.

Anche a livello di controllo, le nostre istituzioni rappresentate in questo campo dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, hanno fatto dei notevoli passi avanti e la verifica delle opere tramite la verifica delle documentazioni ad esse relative, è diventata più efficace e puntuale, ponendo sempre più quelli “bravi” di cui si diceva prima, nella condizione di doversi ricredere circa la loro presunta bravura.

“…Dovrebbe esistere, soprattutto negli utenti, la consapevolezza che gl’incendi che producono i danni maggiori sono quelli che si verificano in concomitanza con tutta una serie di condizioni sfavorevoli…”

Quello che vogliamo dire è che, se pure con tutti i difetti propri della nostra realtà tecnica e professionale, la situazione in materia di realizzazioni finalizzate al miglioramento della sicurezza antincendio ha fatto passi avanti notevoli e si sono poste le basi per un miglioramento continuo della qualità delle realizzazioni man mano che la consapevolezza e la preparazione degli operatori migliorerà.

Vorremmo poter dire che la stessa consapevolezza sul fatto che la sicurezza contro l’incendio e contro i maggiori eventi catastrofali in genere si gioca soprattutto sulle modalità di gestione si sia diffusa analogamente fra gli operatori e fra le autorità che di questo si occupano, ma penso che quest’affermazione sia meno sostenibile al momento.

Dovrebbe esistere, soprattutto negli utenti, la consapevolezza che gl’incendi che producono i danni maggiori sono quelli che si verificano in concomitanza con tutta una serie di condizioni sfavorevoli, che non solo non contribuiscono a ridurre la possibilità che l’incendio si verifichi, ma soprattutto impediscono ai sistemi predisposti per il suo controllo di operare correttamente, trasformando un evento che potrebbe risolversi in un successo dei sistemi antincendio e delle squadre di emergenza in un evento a grande impatto catastrofico.

Gli esempi che si registrano ormai sempre più frequentemente di grandi calamità naturali dovute a eventi atmosferici sempre più estremi insegnano come solo un’attenta attività di monitoraggio delle condizioni “al contorno” possa aiutare a ridurre le conseguenze di eventi che non è nelle nostre facoltà evitare in alcun modo.

La ratio di questa impostazione richiede uno sforzo che potremmo definire “culturale” nel nostro paese, con l’affermazione che non è tanto o solo l’incendio che si deve prevenire, ma sono soprattutto i sistemi e l’organizzazione in grado di contrastarne lo sviluppo e la propagazione che devono essere efficienti ed efficaci in modo da far sì che l’eventuale incendio, quand’anche si verifichi, possa essere controllato e ridotto nelle sue conseguenze ad un livello accettabile per l’attività in esame.

È questa un’impostazione che difficilmente riesce a fare breccia nelle nostre consuetudini sempre interessate a ricercare soprattutto le cause che hanno dato luogo all’evento, anche con grande dispendio di energie, invece che ricercare i motivi per cui quell’evento, per il controllo del quale erano con ogni probabilità, stati predisposti grandi mezzi di contenimento e controllo, ha potuto svilupparsi senza essere né limitato né controllato.

Nella nostra cultura la ricerca delle cause serve a dare motivazione all’accaduto, il cui mancato controllo è, come dire, “…una cosa che succede!”; nella cultura tipicamente calvinista delle società anglosassoni l’incendio che avviene fa semplicemente quello che si suppone che faccia; devono essere i sistemi di controllo che devono operare correttamente! È come dire che noi cerchiamo l’impianto elettrico guasto o la cicca di sigaretta dell’anonimo passante quando analizziamo un incendio avvenuto, gli anglosassoni cercano soprattutto il progettista dell’impianto sprinkler, ove presente, o il costruttore del muro tagliafuoco, per capire se c’era qualcosa di sbagliato nei sistemi di controllo che non hanno fatto il loro dovere.

Le misure preventive a livello di organizzazione

La prevenzione incendi, e la prevenzione dei danni in genere, è sempre fatta da misure preventive, atte ad evitare l’evento, e misure protettive, atte a contenerne gli effetti. Sulle misure di protezione ha tradizionalmente fatto la parte del leone l’impiantistica e le modalità di costruzione, con installazione di impianti di rilevazione ed allarme e di lotta contro l’incendio e con la costruzione di strutture di sostanziale resistenza in caso d’incendio.

“…non si deve pensare che l’installazione di misure di protezione attive e passive a regola d’arte e la loro regolare manutenzione siano tutto quanto richiesto per la massimizzazione della probabilità che i suddetti sistemi operino bene in caso di evento accidentale dannoso…”

Ben presto però si è potuto constatare che anche le misure di protezione più sofisticate richiedono un notevole sforzo organizzativo, perché possano sortire il loro effetto di controllo; le misure organizzative vanno infatti dalla immediata gestione dei sistemi di controllo, nel momento in cui essi devono entrare in funzione, alla preventiva manutenzione e verifica dei sistemi stessi nelle fasi in cui non devono operare. La questione della disponibilità dei sistemi antincendio e dei sistemi di sicurezza in genere, è stata più volte trattata, quando si parla di manutenzione dei sistemi di sicurezza, ed è il mantenimento della disponibilità a valori il più possibile prossimi all’unità che viene richiesto per gran parte di essi.

Ma non si deve pensare che l’installazione di misure di protezione attive e passive a regola d’arte e la loro regolare manutenzione siano tutto quanto richiesto per la massimizzazione della probabilità che i suddetti sistemi operino bene in caso di evento accidentale dannoso.

Vi è poi anche una gestione “quotidiana” dell’organizzazione, che deve essere tenuta in conto, con una serie di variabili anche minori, ma che possono avere comunque un grande effetto, che devono essere monitorate per avere la massima prestazione attesa dai sistemi di sicurezza. E vi è soprattutto la gestione dei sistemi in emergenza che ne può esaltare le prestazioni, se corretta, o vanificarne la funzione se sbagliata o intempestiva.

E si badi, qui non si parla di squadre di emergenza attrezzate per la lotta contro l’incendio anche nelle condizioni più difficili; la squadra di emergenza numerosa ed in grado di intervenire su un effettivo incendio oltre le primissime fasi è un tipo di organizzazione che solo alcune realtà di grandi dimensioni e complessità si possono permettere. No, noi qui parliamo dell’organizzazione minima che qualsiasi insediamento deve predisporre, specie in tutti quei casi in cui si ha presenza di pubblico, come negli alberghi, nei luoghi espositivi, nei locali di spettacolo, nei negozi e nei grandi magazzini in genere, ecc…

“…Guidare i presenti verso le uscite rimane certamente la funzione più importante, perché deve svolgersi nei primissimi minuti, e quindi spesso ben prima dell’arrivo dei VVF…”

Si tratta di un’organizzazione minima che deve saper fare due cose essenziali:

  • Guidare i presenti verso le uscite, assistendo chi ne avesse eventualmente bisogno;
  • Governare i sistemi di sicurezza presenti fino all’arrivo e durante l’azione dei vigili del fuoco professionali che intervengono, nell’arco di pochi minuti all’evento.

Guidare i presenti verso le uscite rimane certamente la funzione più importante, perché deve svolgersi nei primissimi minuti, e quindi spesso ben prima dell’arrivo dei VVF. È infatti risaputo che le persone presenti in un’attività generica in veste di “persone sveglie non a conoscenza dei luoghi” o peggio ancora di “persone che possono dormire, non a conoscenza dei luoghi” come abbiamo imparato a classificare le persone secondo il Codice di Prevenzione Incendi, non si avviano verso le uscite di emergenza a meno di essere così istruite dal personale allo scopo formato – almeno fino a che le condizioni di sicurezza non precipitano… ma a quel punto è probabilmente troppo tardi! E quindi il primo e più importante organismo di emergenza da costituire e formare è la squadra di assistenza all’esodo degli occupanti, tarata ovviamente sulle caratteristiche dell’insediamento e della tipologia di persone ivi presenti.

La gestione dei sistemi di sicurezza potrebbe essere considerata di minore importanza, e forse lo è in quanto ha a che fare con la salvaguardia principalmente dell’insediamento stesso più che delle persone presenti.  Ma la funzione è importante in ogni caso e deve essere predisposta per tempo perché altrimenti anche l’intervento dei VVF professionali non potrà essere così efficace come potrebbe. Si intende per gestione dei sistemi di sicurezza tutto quello che va dal momento in cui si attiva un allarme, al momento in cui l’emergenza è dichiarata finita! E comprende il funzionamento dei sistemi antincendio in genere, la conoscenza dei sistemi di interblocco e sgancio eventualmente presenti (sgancio energia, blocco ventilazioni, ecc…), l’avvio di eventuali sistemi accessori di sicurezza quali i sistemi di ventilazione meccanica dei fumi, l’apertura o meno di eventuali sistemi di evacuazione di fumo in maniera manuale, od anche solo l’apertura o chiusura di porte e finestre, ove necessario, la conoscenza dei luoghi che trasforma la quadra di emergenza negli “occhi” dei pompieri, che a quel punto si possono muovere molto più celermente e con sicurezza nell’insediamento, ottenendo risultati ben migliori, ecc…

È chiaro che le suddette attività sono importanti, ma dovrebbe essere altrettanto chiaro che esse non possono essere avviate all’occorrenza, ma devono essere organizzate e costantemente condotte e verificate per poter sperare che siano efficaci nel momento, per fortuna raro del bisogno! Se no facciamo come quel signore che, alla domanda sul perché lui non metteva la cintura di sicurezza in macchina, rispose che l’avrebbe messa subito, in caso di necessità!

 

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