lunedì, dicembre 11, 2017
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Colletti Bianchi (White Collar) ed Etica d’Impresa

A cura di Tullio Segato – Appartenente alla S.I.C.

IL CRIMINOLOGO TULLIO SEGATO CI PARLA DEI CRIMINI COMMESSI DA PARTE DEI C.D. COLLETTI BIANCHI E DEL RISVOLTO PSICOLOGICO DI QUESTO GENERE DI REATI

L’argomento già ampiamente dibattuto, torna alla ribalta ogni qualvolta la cronaca ci riconduce ad eventi delittuosi che coinvolgono élite economiche o importanti Aziende. Il primo a coniare l’espressione  White Collar, correlandola per l’appunto a soggetti dediti alla perpetrazione di  illeciti, è stato Sutherland nel 1940, il quale definì  crimini del colletto bianco gli “..atti illegali o immorali che violano la responsabilità di cui sono depositari gli autori per la fiducia accordata loro pubblicamente, commessi da un individuo o un’organizzazione, solitamente nel corso di un’attività occupazionale legittima, da parte di persone di status sociale elevato o rispettabile per un guadagno personale o dell’organizzazione..”.

Altri hanno poi coniato definizioni differenti quali economic crime, criminalità dorata, crimine di èlite, ma nella sostanza poco cambia.

Va ricordato comunque che giá molto prima Lombroso  parlava di  brigantaggio bancario, ad opera di  criminaloidi che hanno le caratteristiche dell’uomo comune e che, senza un’occasione propizia,  non cadrebbero in colpa. Da qui il detto “l’occasione fa l’uomo ladro”.

Tuttavia fino poco tempo fa i grandi imprenditori, in ragione di un errato luogo comune, sono sempre stati giudicati capaci ed emotivamente equilibrati, pubblicamente esposti per il raggiungimento del benessere comune.

“…Il fatto che non si assista a  violenza fisica diretta non significa assenza di perdite di vite umane, poi, quando gli interessi in gioco sono considerevoli o quando la criminalità economica si connette con quella organizzata (es…), gli effetti negativi sono maggiormente rilevanti…”

Peccato poi che vicende che hanno avuto come protagonisti nel nostro Paese Parmalat, MO.SE, Clinica Santa Rita, le banche popolari venete ed altri Istituti di Credito nazionali, e nel mondo le grandi banche americane ed altri soggetti che sicuramente a chi legge correranno immediatamente alla memoria, abbiano causato immensi danni, non solo alle economie dei singoli, ma talvolta a quelle di intere nazioni.

Il fatto che non si assista a  violenza fisica diretta non significa assenza di perdite di vite umane, poi, quando gli interessi in gioco sono considerevoli o quando la criminalità economica si connette con quella organizzata (es. Banco Ambrosiano), gli effetti negativi sono maggiormente rilevanti. Consideriamo anche le morti  sul lavoro correlate a questo tipo di criminalitá, cosí come lo sono i reati ambientali.

È significativo quanto gli autori, per i disastri combinati, non si rivelino minimamente scossi dalla rovina dell’Azienda e di chi altro, suo malgrado, ne è rimasto coinvolto. Infatti, si approcciano con superficialità al trambusto creato attorno a loro, per nulla preoccupati delle sorti di chi ha perso il lavoro e i risparmi, privi di qualsivoglia rimorso.

Anzi, mentono disinvoltamente circa il loro ruolo e sono molto convincenti nell’attribuirne la colpa agli altri, senza che venga minimamente intaccata la consapevolezza del loro valore.

La posizione sociale, la grande disponibilitá di risorse economiche, le coperture politiche  e la assenza di leggi adeguate, fanno si che, alla fine, le condanne per quanto compiuto si rivelino particolarmente miti rispetto al danno arrecato.

Non mi dilungo nel proporre paragoni citando il rapporto sulla celerità d’indagine e pena erogata, rispetto al danno economico arrecato alla collettività,  tra un noto “vip” dello spettacolo al momento detenuto e, per esempio, i vertici delle Popolari Venete o MPS.

Detto che qui non si intende minimamente  additare una categoria, ciò che la generosa premessa vuole introdurre è una domanda: se non tutti gli imprenditori, i manager, gli amministratori delegati e altri nella medesima posizione e con le stesse opportunità, delinquono, la differenza non potrebbe trovarsi – tra l’altro – in differenti caratteristiche psicologiche o perfino psicopatologiche?

“…La posizione sociale, la grande disponibilitá di risorse economiche, le coperture politiche  e la assenza di leggi adeguate, fanno si che, alla fine, le condanne per quanto compiuto si rivelino particolarmente miti rispetto al danno arrecato…”

Immagine6Dobbiamo quindi nella analisi economica,  tener conto anche delle emozioni che possono pervadere alcuni dei white collar al punto di condizionarli verso un comportamento di tipo criminale dove, oltre ai benefici monetari, vanno considerati diversi altri fattori come una morbosa ricerca delle soddisfazioni legate alle ambizioni, o al puro esercizio del potere, elementi che incideranno in modo negativo nell’esercizio delle mansioni esercitate.

Alla base di tali comportamenti, infatti, si anniderebbero tratti evidenti riferibili a narcisismo, machiavellismo, e talvolta psicopatia, uniti ad aspetti quali opportunità, cinismo, aggressività, assenza di colpa, mancanza di empatia, fascino e grandiosità, stile di vita antisociale e capacitá manipolatoria, il tutto in un quadro apparentemente razionale.

“…È significativo quanto gli autori, per i disastri combinati, non si rivelino minimamente scossi dalla rovina dell’Azienda e di chi altro, suo malgrado, ne è rimasto coinvolto. Infatti, si approcciano con superficialità al trambusto creato attorno a loro, per nulla preoccupati delle sorti di chi ha perso il lavoro e i risparmi, privi di qualsivoglia rimorso…”

Ma se Capi di Stato, Premier, Amministratori Pubblici di rilievo, Giudici, ed altri, prima di potersi candidare NON vengono sottoposti ad un test di personalitá pur dovendo assurgere ai loro cosí importanti incarichi, perché mai dovrebbero farlo degli imprenditori, i loro amministratori delegati o i manager dell’impresa?

Domanda legittima.

Quello che però si fatica a comprendere è la riluttanza (per non dire la quasi completa opposizione) delle Imprese (anche economiche) in Italia, ad autorizzare Enti di Ricerca qualificati (Università) a compiere delle indagini quantitative e qualitative (anonime e riservate) dirette a rilevare  la diffusione del fenomeno nel Territorio, non certamente con intenti punitivi ma conoscitivi, al fine di stabilire quanto possa incidere nella crisi che stiamo attraversando.

Rif. Bibliografici: Merzagora, Travaini, Pennati – Colpevoli della crisi? Psicologia e psicopatologia del criminale dal colleto bianco – Ed. Franco Angeli (2016)