lunedì, dicembre 11, 2017
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Lotta al caporalato: Entra in vigore la nuova normativa

A cura di Simone Ascolese – Responsabile della Redazione Documenti Fondazione Asso.Safe

DAL 4 NOVEMBRE ENTRA IN VIGORE LA NUOVA LEGGE CONTRO IL CAPORALATO. AUMENTO DELLE PENE E SCONTI DELLE CONDANNE IN CASO DI SEGNALAZIONI.

caporalatoInasprimento del quadro normativo penale, un aumento dei controlli sui datori di lavoro, misure specifiche a tutela dei lavoratori agricoli stagionali. Sono questi i punti cardine della legge n. 199 del 29 ottobre 2016 che, dal 4 novembre riscrive la precedente normativa che regolava la lotta al caporalato ed al lavoro nero in agricoltura.

“…La Legge (…) prevede in particolare la riformulazione del reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, con la previsione della pena della reclusione da 1 a 6 anni e della multa da 500 a 1.000 euro per ciascun lavoratore reclutato…”

“Sulla dignità non si tratta” ha detto il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, principale fautore di tale normativa. La Legge, approvata al Senato lo scorso agosto (con 190 voti favorevoli, nessun contrario e 32 astenuti) ed alla Camera, in via definitiva, con 346 voti a favore (Pd, Si, M5s, Fdi, Socialisti, Ap) e nessuno contrario, prevede in particolare la riformulazione del reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, con la previsione della pena della reclusione da 1 a 6 anni e della multa da 500 a 1.000 euro per ciascun lavoratore reclutato, nei confronti di chiunque:

– recluti manodopera allo scopo di destinarla al lavoro presso terzi in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori;

– utilizzi, assuma o impieghi manodopera sottoponendo i lavoratori a condizioni di sfruttamento ed approfittando del loro stato di bisogno. Diventa, pertanto, penalmente perseguibile anche il datore di lavoro che sfrutta la manodopera, anche quando non c’è la figura del caporale.

Inoltre, viene stabilito che costituiscono indici di sfruttamento la sussistenza di una o più delle seguenti condizioni:

– reiterata corresponsione di retribuzioni in modo palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali o territoriali stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative a livello nazionale, o comunque sproporzionato rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato;

– reiterata violazione della normativa relativa all’orario di lavoro, ai periodi di riposo, al riposo settimanale, all’aspettativa obbligatoria, alle ferie;

– sussistenza di violazioni delle norme in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro;

– sottoposizione del lavoratore a condizioni di lavoro, a metodi di sorveglianza o a situazioni alloggiative degradanti.

Le altre novità

Il decreto introduce anche due nuovi articoli all’interno del Codice Penale nostrano: gli articoli 603-bis.1 e 603-bis.2: nel primo, intitolato “Circostanza attenuante” si afferma che, per i delitti previsti dall’articolo 603-bis (di cui sopra), la pena è diminuita da un terzo a due terzi nei confronti di chi, nel rendere dichiarazioni su quanto a sua conoscenza, si adopera per evitare che l’attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori ovvero aiuta concretamente l’autorità di polizia o giudiziaria  nella raccolta di prove decisive per l’individuazione o la cattura dei concorrenti o per il sequestro delle somme o che, comunque, aiuta le Forze dell’ordine in altro modo.CAPOARALATO_TEXT

– l’arresto obbligatorio in flagranza di reato;

– l’estensione della responsabilità amministrativa dell’ente per il reato di caporalato: la sanzione pecuniaria prevista va da 400 a 1.000 quote (l’importo di una quota varia da un minimo di 258 a un massimo di 1.549 euro);

– l’estensione alle vittime del caporalato, per la prima volta, delle provvidenze del Fondo antitratta in quanto le situazioni delle vittime del caporalato e delle vittime della tratta sono ritenute simili e spesso le stesse persone sfruttate nei lavori agricoli sono reclutate usando i mezzi illeciti tipici della tratta di esseri umani;

– il potenziamento della Rete del lavoro agricolo di qualità, in funzione di strumento di controllo e prevenzione del lavoro nero in agricoltura;

– il graduale riallineamento delle retribuzioni nel settore agricolo.

– l’adozione di misure cautelari relative all’azienda agricola in cui è commesso il reato. In merito, il giudice dispone, in luogo del sequestro, il controllo giudiziario dell’azienda presso cui è stato commesso il reato, qualora l’interruzione dell’attività imprenditoriale possa comportare ripercussioni negative sui  livelli occupazionali o compromettere il valore economico del complesso aziendale. A tal proposito, lo stesso, con il decreto con cui dispone il controllo giudiziario dell’azienda, nomina uno o più amministratori, scelti tra gli esperti in gestione aziendale iscritti all’Albo degli amministratori giudiziari.


“..la pena è diminuita da un terzo a due terzi nei confronti di chi (…) si adopera per evitare che l’attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori ovvero aiuta concretamente l’autorità di polizia o giudiziaria  nella raccolta di prove decisive per l’individuazione o la cattura dei concorrenti o per il sequestro delle somme o che, comunque, aiuta le Forze dell’ordine in altro modo…”

L’amministratore giudiziario ha il delicato compito di affiancare l’imprenditore nella gestione dell’azienda ed autorizza lo svolgimento degli atti di amministrazione utili all’impresa, riferendo al giudice ogni tre mesi, e comunque ogni qualvolta emergano irregolarità circa l’andamento dell’attività aziendale.