lunedì, dicembre 11, 2017
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Cyberbullismo: l’importanza del gruppo nella “relazione” tra la vittima e il bullo  

A cura di Giuseppina Filieri – Vicepresidente della Fondazione Asso.Safe

CON L’APPUNTAMENTO PRESSO L’ISTITUTO NEW CAMBRIDGE DI ROMANO D’EZZELINO (VI) SI E’ APERTO IL CICLO DI CONVEGNI SUL TEMA DEL CYBERBULLISMO

La Fondazione Asso.Safe, presenza attiva su tutto il territorio nazionale, testimonia il suo impegno con la realizzazione di iniziative e progetti che possano favorire la nascita di una cultura educativa, quale luogo ideale in cui possano attecchire, intrecciandosi, “sviluppo” e “formazione”.

Il nostro Paese, è costantemente travolto da “tsunami” che ci inducono, inevitabilmente, a parlare, ogni giorno, di “emergenza”. Emergenze a più livelli e, apparentemente, senza soluzione di continuità, che ci portano a fare una descrizione del nostro Paese disastrosa, caotica e perennemente “in crisi”.

Quello del bullismo è un fenomeno che, seppur in altre forme, esiste dalla notte dei tempi (proviamo ad esempio a pensare a coloro che, durante il servizio militare, sono state vittime di nonnismo), ma la nuova “identità” di cui si veste, vede l’ausilio, per l’espletamento di atti vessatori, di persecuzione, di minacce, di ingiurie, ecc, di tutti gli strumenti informatici che permettono, in maniera silenziosa, subdola e invisibile, di accanirsi contro una vittima che, in tal modo, viene esposta agli insulti, alle ingiurie e al giudizio di perfetti sconosciuti. La velocità con cui vengono introdotte nuove modalità comunicative che “distruggono” il corpo reale, proiettandoci nel mondo virtuale in cui i corpi, i confini spazio temporali, e le identità non esistono, è impressionante.

“…La velocità con cui vengono introdotte nuove modalità comunicative che “distruggono” il corpo reale, proiettandoci nel mondo virtuale in cui i corpi, i confini spazio temporali, e le identità non esistono, è impressionante…”

La fusione tra reale e virtuale crea confusione e fa diminuire, drasticamente, la costruzione di rapporti, in cui lo scambio verbale, oltre al linguaggio, prevedeva la messa in campo di tutti gli altri organi sensoriali, quali la vista, l’udito, l’olfatto, il tatto.

Nello spazio virtuale tutte queste sensazioni vengono a mancare, abolendo tout court, la relazione.

Abbiamo anche la presunzione di voler comunicare, attraverso i social, i nostri sentimenti, le nostre emozioni più intime, pensando che, dall’altra parte, i nostri “amici” potranno capirci.

Ed è proprio attraverso una superficialissima e banale analisi che mi rendo conto della “vacua solitudine” di cui è impregnato il nostro tempo.

Da qualche tempo, oltre ai vari drammatici episodi di cronaca con i quali veniamo assaliti dai telegiornali, ci troviamo ad assistere inermi, ad una vera e propria strage che si compie “per mano del web”.

Gli autori delle stragi sono “perfetti sconosciuti”.

L’ignoto fa paura a tutti e, sentirsi additati, presi di mira, accusati per aver fatto qualcosa che nella realtà sarebbe considerato normale, ma per chissà quale motivo, diventa bizzarro, strano o che suscita ilarità nel web, proprio non si regge.

E ciò che arriva a noi sono notizie dall’esito, purtroppo, funesto.

E allora, quando qualcosa accade, si ripalesa la realtà, riusciamo a ricollocare quel corpo, ormai senza vita, nel reale. Ma ormai non serve a niente, non serve a niente adoperarsi alla estenuante ricerca del colpevole, perché, poi, non conta più sapere chi è stato l’autore, chi è stato il primo a postare un video o un commento, perché colpevoli, sono tutti coloro che, condividendolo, hanno dato vita propria a quel post, facendolo diventare virale e portando la vittima a decidere che, avere il mondo contro, non è un peso facile da sopportare.

La spiccata sensibilità del nostro Presidente Mattia Mingardo ha tenuto conto del propagarsi del fenomeno, ma soprattutto ha saputo valutare la necessità di compiere un passo indietro, perché gli interventi vanno fatti a monte, non a valle.

Perciò, in collaborazione con il S.I.A.P. (Sindacato Italiano Appartenenti Polizia di Stato) e A.D.L.I. (Associazione Datori di Lavoro Italiani), la Fondazione Asso.Safe ha finanziato un ciclo di incontri nelle scuole di istruzione secondaria superiore, sia pubbliche che private, in cui i soggetti che vengono coinvolti sono i ragazzi. Il Presidente, Mattia Mingardo, ha voluto che gli incontri fossero rivolti ai ragazzi, in quanto ha ritenuto indispensabile che, i primi a prendere consapevolezza dell’atrocità dei gesti compiuti così, per noia, per leggerezza, fossero proprio loro.

“…in collaborazione con il S.I.A.P. e A.D.L.I., la Fondazione Asso.Safe ha finanziato un ciclo di incontri nelle scuole di istruzione secondaria superiore, sia pubbliche che private, in cui i soggetti che vengono coinvolti sono i ragazzi…”

Il primo appuntamento si è svolto giovedì 27 ottobre presso l’Istituto New Cambridge di Romano d’Ezzelino (VI), in cui i ragazzi, accompagnati dai relatori che si sono susseguiti nei vari interventi e supportati dalla dirigente scolastica Maria B. Larocca e dagli insegnanti, sono stati attivamente coinvolti, al fine di comprendere il fenomeno del bullismo e del cyberbullismo, e i danni che si provocano non solo su chi subisce, ma anche in chi è l’autore di tali atti.

L’ascolto attivo e la partecipazione dei ragazzi con interventi e riflessioni, ha fatto sì che nella mia mente si potesse strutturare un’idea di questi “cuccioli d’uomo” diversa rispetto a quella che, ahimè, stereotipicamente ed erroneamente avevo costruito. Oltre alla naturale voglia di crearsi e sentirsi parte identitaria di un gruppo, è emerso che hanno degli ideali di vita, che sono alla ricerca di relazioni autentiche e che, pur vivendo come funamboli, hanno una gran voglia di avere e camminare su un piano stabile e non su un sottile e precario filo rosso.

Il compito delle scuole, quali luoghi di educazione, è quello di affiancare i giovani proponendosi, non in alternativa alle famiglie e non solo come insegnanti, ma come “mentori” che aiutano, guidano e sostengono i giovani allievi.

Nella mitologia Mentore è un personaggio dell’Odissea cui Ulisse affida il piccolo Telemaco prima di partire per la guerra di Troia. Quindi Mentore era per Telemaco una sorta di precettore fidato. Dietro le sue sembianze si nascondeva la voce guida della Dea Atena (Minerva). In effetti c’è qualcosa di “divino” nel mentore, una sorta di presenza superiore in grado di illuminare il viaggio che attende ciascuno di noi lungo la vita terrena.

Archetipicamente è una figura estremamente eclettica ed elastica e con il tempo è divenuto sinonimo di guida saggia, di consigliere fidato, di punto di riferimento.

Il mentore è ispiratore, modello, esempio: ed è proprio questo che dovrebbe essere l’insegnante. Un bravo mentore.

La dirigente scolastica ha aperto il convegno sottolineando che, la vision dell’istituto è orientata non solo al raggiungimento di traguardi scolastici e ad una qualificata formazione accademica dell’allievo, ma alla formazione di Persone, che siano in grado di avere, oltre alle competenze apprese nel corso di studi, anche dei modelli di vita da cui prendere esempio per essere uomini “autentici”.

“…Il mentore è ispiratore, modello, esempio: ed è proprio questo che dovrebbe essere l’insegnante. Un bravo mentore…”

La parola è passata poi a Cristiano Cafini che, in qualità di segretario regionale del SIAP (Sindacato Italiano Appartenenti Polizia di Stato) ha sottolineato l’impegno attivo della Polizia di Stato che, si è resa disponibile a collaborare con la

Fondazione Asso.Safe, affinché il tema del bullismo e del cyberbullismo, venisse affrontato nelle scuole.

Il segretario regionale del SIAP, mi ha poi passato la parola e, in qualità di vicepresidente, ma anche e soprattutto come psicologa – psicoterapeuta, ho parlato ai ragazzi, interagendo con loro, del tema del bullismo e del cyberbullismo. Il mio intervento si è discostato dalle classiche enunciazioni di tipo “formale” e “accademico”, in quanto sono da sempre convinta che, per poter attuare un cambiamento, Reale, si debba “scendere in campo”, si debba parlare lo stesso linguaggio dei ragazzi, comprendere atteggiamenti e posizioni, ragionare con loro e per loro.

Prendendo spunto da un’insegnante inglese Rosie Dutton, ho coinvolto i ragazzi affinchè potessero capire, come, attraverso l’assunzione di determinati comportamenti e l’uso di un determinato tipo di linguaggio (ad es. offese), potessero ledere, dall’interno, una persona. È stato sperimentato questo attraverso l’uso di due mele.

Cyberbullismo New Cambridge (12)Accompagnandoli in una riflessione attiva e spronandoli a mettersi nei panni dell’altro siamo arrivati a comprendere come un certo tipo di linguaggio, atti e comportamenti, possano creare dei seri danni sia a livello psichico che fisico, non solo a breve termine, ma anche a lungo termine.

Il criminologo del SIC, Tullio Segato, ha sottolineato, come, l’assunzione di comportamenti o atti vessatori, siano ad oggi, considerati dei veri e propri reati.

Alberto Faggionato, responsabile informatico della Fondazione, ha spiegato ai ragazzi quali sono le insidie del web, chiarendo di fatto, che l’illusoria invisibilità che viene data all’autore di atti persecutori (a più livelli: ad es furti di identità, uso di social network per schernire, ecc), è assolutamente rintracciabile dalla Polizia Postale che può risalire alla persona che fisicamente ha compiuto l’atto.

“…Il riscontro positivo e l’attenzione con cui sono stati seguiti gli interventi dai ragazzi e dai loro tutor, mi ha dato l’occasione per pensare che, abbiamo gettato dei piccoli semi in un terreno fertile…”

Ha chiuso il convegno, Mirko Scianna, responsabile di Unipegaso che ha spiegato ai ragazzi, come il fenomeno, stia dilagando a macchia d’olio anche nel territorio italiano.

Il riscontro positivo e l’attenzione con cui sono stati seguiti gli interventi dai ragazzi e dai loro tutor, mi ha dato l’occasione per pensare che, abbiamo gettato dei piccoli semi in un terreno fertile. E anche se non attecchiranno tutti sono certa che, le piante che cresceranno, saranno grandi e forti ed in grado di poter direzionare la propria vita facendo delle scelte in totale autonomia e non per mera adesione sociale.

Perché ciò che vogliamo insegnare ai ragazzi è che è importante far parte di un gruppo, ma è altrettanto importane mantenere il proprio status identitario.

Il prossimo incontro si terrà a San Bonifacio (VR) il primo di dicembre prossimo, presso la multisala del cinema Cristallo e vedrà coinvolto tutto l’istituto M.O Luciano da Cero.