lunedì, dicembre 11, 2017
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Auto a guida autonoma: un futuro non troppo lontano

A cura di Alberto Faggionato – Responsabile Informatico Fondazione Asso.Safe

NONOSTANTE INCIDENTI E CRITICITA’ NELLO SVILUPPO LE AUTO A GUIDA AUTONOMA SONO QUASI REALTA’. ANCORA POCHI ANNI E IL VOLANTE POTREBBE DIVENTARE UN OPTIONAL.

Un incidente mortale ha coinvolto il proprietario di un’auto Tesla, azienda che produce auto elettriche, mentre utilizzava la guida semi-autonoma prevista in via sperimentale sui veicoli di questo marchio ha posto nuovi dubbi sull’evoluzione di questo avveniristico settore dell’automobile. Ormai nel 2016 quasi tutte le maggiori case automobilistiche stanno sviluppando dei sistemi di guida autonoma. Ad affiancare questi progetti vi sono poi anche importanti aziende del settore tecnologico come Google ed Apple che hanno avviato ormai da tempo divisioni interne che si stanno occupando esclusivamente di questo “prodotto”.

La guida autonoma, come la stiamo conoscendo ora, è il risultato dello sviluppo di molte tecnologie che sono presenti ormai da molti anni sulle nostre vetture come l’ESP, il controllo di trazione e il cruise control adattivo, un sistema che permette di seguire l’auto che si trova davanti a noi in autostrada.

“…La guida autonoma, come la stiamo conoscendo ora, è il risultato dello sviluppo di molte tecnologie che sono presenti ormai da molti anni sulle nostre vetture…”

I primi sistemi di guida autonoma che hanno coinvolto il mondo dell’automobile partono molti anni fa. Infatti negli anni 60 alcune case automobilistiche tra cui General Motors negli Stati Uniti brevettarono un sistema che tramite sensori posti nelle autostrade permettevano all’auto di guidare autonomamente anche in presenza di altri veicoli. Un sistema che aveva come evidente limite la necessità di creare delle infrastrutture che fossero in grado di interagire con l’auto rendendo di fatto questo sistema impossibile da applicare anche considerando i costi elevati che avrebbe previsto questa soluzione. L’evoluzione si ha quando lo sviluppo tecnologico, in particolare dei sistemi informatici miniaturizzati e l’avvento dei personal computer a basso costo, hanno permesso finalmente di rendere autonome dalle infrastrutture le prime auto sperimentali a guida autonoma. E’ a metà degli anni 90 che all’Università di Parma, con il progetto Argo, il professor Alberto Broggi crea la prima auto italiana a guida autonoma, lavorando su una Lancia Thelma provvista di videocamere e sensori in grado di farle percorrere quasi duemila chilometri di cui il 94% in completa autonomia.

A fianco di una continua evoluzione dei sistemi di guida autonoma si sono poi sviluppate tutta una serie di tecnologie di assistenza alla guida tali da rendere sempre più sicuri sia le persone nel mezzo che i passanti per strada. Dagli assistenti di parcheggio che ora in alcuni modelli permettono di effettuare la manovra solo premendo un pulsante a sistemi di frenata automatica che evitano collisioni in caso di distrazioni da parte del conducente. Sistemi che se inizialmente erano riservati solo ad auto di fascia alta oramai sono disponibili anche in utilitarie accessibili a prezzi decisamente più contenuti.

L’entrata poi nel settore, a partire dal 2009, di grandi ditte del settore tecnologico come Google ed Apple ha poi accelerato questa corsa al progresso. Il Know-How di quest’ultime legato allo sviluppo continuo di sistemi che prevedono in anticipo i comportamenti e le scelte dell’utente ha permesso un approccio al settore nuovo e più evoluto che porterà molto

presto auto completamente autonome nelle strade di tutto il mondo. Le aziende del settore stimano il 2020 come anno in cui queste auto inizieranno a circolare regolarmente (e non in fase sperimentale).

“…Una tecnologia che sicuramente approderà sulle nostre strade ma che ad oggi presenta ancora delle problematiche da risolvere(…) sarà necessario adattare il codice della strada in particolar modo per quanto concerne la responsabilità in caso di sinistro…”

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Una tecnologia che sicuramente approderà sulle nostre strade ma che ad oggi presenta ancora delle problematiche da risolvere. Innanzitutto sarà necessario adattare il codice della strada in particolar modo per quanto concerne la responsabilità in caso di sinistro. Di chi è la colpa di un incidente in caso di guida autonoma? Il conducente, proprietario del veicolo, o l’azienda che ha costruito l’automobile garantendo la funzionalità del sistema oppure ancora la società che ha sviluppato il software o addirittura si potrebbe imputare la responsabilità a chi ha costruito le componentistiche hardware presenti sull’auto!
Vi sono poi problemi legati a scelte di programmazione che possono creare dei paradossi: come si dovrebbe comportare l’auto nel caso in cui dovesse scegliere se salvare la vita al conducente oppure al pedone? (nel caso in cui non vi siano possibilità di salvare entrambi). Un altro problema emerso è legato alla continua connessione di questi mezzi ad internet. Infatti anche la rete è entrata nelle automobili, in primo luogo fornendo dati in tempo reale all’autista sia sulle strade da percorrere sia sui luoghi di destinazione, in secondo luogo per trasferire dati sull’utilizzo del mezzo in tempo reale a speciali banche dati che così possono elaborare quest’ultimi al fine di migliorare i sistemi di aiuto alla guida a bordo. Ma portare il mezzo di trasporto dentro alla grande rete di internet ha posto ulteriori problematiche di sicurezza legate alla possibilità ipotetica di subentrare dentro al sistema da remoto e poter così prendere possesso in tutto e per tutto dei comandi dell’auto stessa. E’ successo così che a luglio dello scorso anno due hacker sono riusciti a violare il sistema di guida di una Jeep Cherokee riuscendo così a controllare il veicolo da remoto. Potenzialmente avrebbero potuto attaccare qualsiasi auto che utilizzava quel sistema. Un pericolo quest’ultimo che non può essere trascurato visti i rischi possibili sia per il guidatore che per gli altri utenti della strada. FCA, il gruppo automobilistico di cui fanno parte Chrysler (proprietaria del marchio Jeep) e FIAT hanno lanciato la sfida agli hacker di tutto il mondo promettendo premi dai 150 ai 1.500 euro a chi segnali eventuali bug sui loro software così come precedentemente fatto anche dal produttore di auto elettriche Tesla.

Problemi che rallentano la messa in circolazione di queste automobili ma che sicuramente non la fermeranno. Se le stime del 2020 possono sembrare ottimistiche esse non lo sono affatto di fronte all’attuale sviluppo tecnologico dell’automotive. E’ un percorso che è iniziato con i primi sistemi di assistenza elettronica come l’ABS fino al giorno in cui il volante, in un auto, sarà solo uno degli optional.