lunedì, dicembre 11, 2017
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Defibrillazione Laica in Italia: Stato dell’opera e Prospettive

A cura di Giuseppe Nido – Istruttore BLSD per Erregi Servizi

Nel lontano 2001 la legge n.120 normò l’uso dei defibrillatori in ambito extra-ospedaliero, consentendo di fatto l’uso di tali apparecchi al personale non sanitario, purchè debitamente formato alle manovre di rianimazione cardiopolmonare ed uso congiunto del Defibrillatore Semi-Automatico Esterno (DAE). Questo rese possibile in breve tempo, la diffusione di tali strumenti salvavita su tutti i mezzi di soccorso di soccorso (ambulanze), sui quali non era quindi presente personale sanitario (medici/infermieri). L’obiettivo principale di tale scelta era legato alla diffusione di uno strumento ed un protocollo operativo per il trattamento dell’arresto cardio-circolatorio in tutte le fasce di età, sin dai primi anni di vita.

Negli anni successivi si apprezzò un significativo incremento positivo dell’Outcome nei pazienti vittime di arresto cardiaco, trattati mediante defibrillazione-precoce direttamente sul territorio. La svolta arrivò nel 2011, quando il D.M. del 18 Marzo individuò i criteri e le modalità per favorire la diffusione dei defibrillatori semi-automatici esterni, fissando i criteri per l’utilizzo e la realizzazione di programmi regionali per la diffusione e l’utilizzo di tali strumenti.

Il D.M. del 2001 diede una grossa spinta alla diffusione dell’RCP laica (rianimazione cardiopolmonare), ma non fu il solo. Le basi per la diffusione furono messe in campo sin dal 2010, quando ILCOR (International Liaison Committee on Resuscitation) diffuse un’importante review delle linee-guida, con una importante semplificazione delle manovre rianimatorie, rendendo gesti e sequenza ancor di più alla portata del personale non sanitario. Nel 2012, l’ormai popolare e controverso “Decreto Balduzzi”, completò l’attuazione e le scadenze di un piano di popolamento del territorio e delle realtà designate dal decreto stesso; presso le quali la presenza di un DAE e personale preposto all’uso non fosse prescindibile.

Ad oggi la normativa chiamata anche PAD (Public Access Defibrillation), impone alle Società e Associazioni sportive, di ogni grado e livello, di garantire la presenza, durante lo svolgimento delle attività, di personale debitamente formato e di DAE; ove quest’ultimo deve essere di facile individuazione e libero accesso. La medesima regolamentazione consiglia “caldamente” a tutte le realtà, ove vi è grande permanenza e/o passaggio di persone, vedasi Centri Commerciali, Linee della Metropolitana, Enti Fieristici ecc, di dotarsi di DAE e personale addestrato all’uso.

Dopo un iniziale lento recepimento di quanto definito dai Decreti, si è assistito ad una crescente diffusione di vere e proprie “unità salvavita”, cioè personale formato e DAE; pronti ad intervenire rapidamente ed efficacemente. Se l’avvento dei DAE sui mezzi di soccorso, diede un’importante contributo alla sopravvivenza degli individui colti da arresto cardiaco improvviso, ci si doveva in ogni caso confrontare con la latenza tra tempo zero, momento in cui le funzioni vitali vengono meno, e l’arrivo dell’ambulanza con soccorritori e defibrillatore; tempo che statisticamente si attesta tra i sei ed i nove minuti, nelle realtà cittadine. Considerando che i primi minuti successivi all’arresto cardiaco, sono fondamentali per la prevenzione del danno anossico-cerebrale e quindi di tutti i deficit neurologici, dalla paralisi sino al coma; l’intervento mirato e competente degli astanti si è rivelato la vera spinta verso un Outcome senza precedenti.

Le statistiche infatti parlano di una riduzione significativa dei danni da anossia cerebrale post arresto cardiaco; dove una percentuale importante di individui, assistiti correttamente sin da i primi minuiti mediante RCP e Defibrillazione, conclude il suo iter sanitario senza gravi danni neurologici, conservando così una buona qualità di vita e di riflesso con una riduzione della spesa sanitaria. L’uso dei dispositivi elettro-medicali per la defibrillazione, sono oggi di facile e sicuro uso, sia per la persona assistita che per il soccorritore occasionale. I DAE oggi in commercio sono infatti semplici e dotati di pochi pulsanti, in alcuni casi di uno solo, quello deputato all’erogazione della scarica elettrica.

Il percorso formativo, per entrare in possesso dell’abilitazione all’uso del DAE, è breve e alla portata di tutti; questo grazie alla semplicità d’uso dei dispositivi e delle manovre di RCP. si compone di due momenti, uno teorico-frontale e uno pratico, della durata indicativa di 5 ore, 2 di lezione teorica e 3 di esercitazione pratica; dove gli allievi acquisiscono le competenze per usare in sicurezza il DAE ed eseguire il massaggio cardiaco e respirazione artificiale bocca-bocca. La formazione può essere fatta in tutte quelle realtà designate e riconosciute come enti certificatori, ove è presente personale riconosciuto ed autorizzato all’insegnamento BLSD/PAD.

Molto ed in poco tempo è stato fatto, ed in questo il “decreto Balduzzi” e precedenti hanno una buona parte di merito; purtroppo però il raggiungimento del livello di accettabilità è ancora lontano. Partendo dagli obblighi normativi e quindi dalle realtà sportive, le previsioni non possono essere che rosee; la cultura del soccorso e della rianimazione sta sempre più diventando di dominio pubblico e condivisa da molti, anche mediante l’uso dei defibrillatori semi-automatici esterni.

La naturale e quasi ovvia previsione, sarà la presenza di DAE in tutti i luoghi pubblici ed in molte realtà produttive; dove sempre più persone abilitate all’uso potranno farne uso in caso di necessità, dando una concreta e soprattutto immediata risposta in caso di arresto cardiaco improvviso ed in attesa che i mezzi di soccorso sopraggiungano sul luogo dell’evento.